Ansia e attacchi di panico: quando il corpo parla più forte della mente
- Dott.ssa Giada Petitt

- 18 feb 2023
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 6 gen
Succede all’improvviso. Stai facendo qualcosa di normale, magari sei in macchina, al supermercato o a casa, e all’improvviso il corpo cambia ritmo. Il cuore accelera, il respiro si fa corto, le mani sudano. La testa si riempie di un pensiero solo: “C’è qualcosa che non va”.
In quel momento non sembra ansia. Sembra pericolo.
Molte persone descrivono il primo attacco di panico come uno spartiacque:
“Da quel giorno non sono più stato lo stesso”.
Non perché il panico sia pericoloso, ma perché lascia una traccia profonda: la paura che possa succedere di nuovo.

Quando l’ansia diventa panico
L’ansia spesso arriva piano. È una tensione di fondo, un’inquietudine costante, una mente che non si spegne mai del tutto.
Il panico, invece, è improvviso. Travolgente. Breve, ma intenso.
È come se il sistema di allarme interno si attivasse senza motivo apparente, portando il corpo al massimo livello di attivazione.
Il problema è che, quando succede, la mente cerca subito una spiegazione: infarto, svenimento, perdita di controllo.
E più la mente si spaventa, più il corpo reagisce.
Nasce così il circolo del panico.
“E se succede di nuovo?”
Dopo un attacco di panico, qualcosa cambia.Inizia una sorta di sorveglianza continua: il battito, il respiro, le sensazioni fisiche diventano segnali da monitorare. Ogni piccola variazione sembra una minaccia.
Molte persone iniziano a evitare luoghi o situazioni:non guidare più da soli, non allontanarsi da casa, non stare in fila, non prendere mezzi pubblici. Non perché non siano capaci, ma perché la paura del panico diventa più forte di tutto il resto.
E così, piano piano, l’ansia restringe lo spazio di vita.
Il corpo non è il nemico
Una delle scoperte più importanti nel lavoro su ansia e panico è questa: il corpo non sta cercando di farti del male. Sta cercando di proteggerti.
I sintomi del panico sono gli stessi che il corpo utilizza per prepararci a reagire a un pericolo. Solo che, in quel momento, il pericolo non è reale. È interno.
Capire questo non fa sparire subito la paura, ma cambia la prospettiva: non sei fragile, non sei “rotto”, non stai impazzendo. Il tuo sistema di allarme è solo troppo sensibile.
Cosa aiuta davvero
Non serve “controllarsi di più”.
Non serve combattere il panico.
Spesso, è proprio il tentativo di farlo sparire a mantenerlo vivo.
Quello che aiuta è imparare a:
riconoscere i segnali senza interpretarli come pericolosi
ascoltare il corpo invece di temerlo
osservare i pensieri ansiosi senza farsi trascinare
restare, gradualmente, nelle situazioni che fanno paura

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